30 Settembre 2025
Centri per la vita indipendente: quale ruolo e quali azioni?
Un contributo a firma di Luca Gorlani che si interroga sulle sfide che i Centri per la vita indipendente devono affrontare per non rimanere semplici uffici burocratici
“Centri per la Vita Indipendente: quale ruolo e quali azioni?” è il titolo del contributo di Luca Gorlani (coordinatore della rete “Connessioni” di Brescia, direttore dei servizi della cooperativa sociale “Il Vomere”) pubblicato sul sito Lombardia Sociale in cui l’autore si chiede quali siano le sfide che i Centri per la vita indipendente devono affrontare per non rimanere semplici uffici burocratici.
Ecco i quattro punti chiave per comprendere il loro ruolo:
- Un cambio di mentalità. Esiste ancora una forte distanza tra l'offerta dei CVI e la cultura di molte famiglie, abituate per anni a ricevere risposte basate solo su bisogni emergenziali o sostegni economici. L'obiettivo è passare dall'assistenza alla progettazione di una vita autonoma.
- Ruolo proattivo sul territorio. I Centri non devono aspettare che qualcuno bussi alla porta. Devono analizzare i dati dei territori, mappare le priorità e intercettare soprattutto le nuove generazioni (nati tra il 2000 e il 2009), che spesso hanno una visione del futuro diversa dai servizi tradizionali.
- No a "canne d'organo", sì alla rete. Per funzionare, i CVI non devono lavorare isolati. Devono creare una comunità di pratica, scambiandosi strumenti, consulenti (come architetti o specialisti) e buone prassi per imparare gli uni dagli altri.
- Connettori di relazioni. La vera missione dei CVI non è solo gestire pratiche, ma essere un connettore di risorse e competenze. Devono ascoltare i desideri e le scelte della persona, mettendo al centro la relazione e non solo l'aspetto sanitario o riabilitativo.
La sfida del futuro Il rischio maggiore è che questi centri rimangano intrappolati nell'ansia da prestazione burocratica, concentrandosi più sulla forma dei documenti che sulla sostanza della vita delle persone. Il Progetto di Vita deve essere uno strumento reale per migliorare l'esistenza presente e futura di chi ha una disabilità.
Per approfondire, leggi la versione integrale dell'articolo su Lombardia Sociale