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27 Maggio 2021

La FISH sostiene il DDL Zan. Ora servono realmente inclusione e pari opportunitą

Il disegno di legge prevede l'estensione dell'ambito di applicazioni gią previste dalla legge Mancino, che punisce le discriminazioni per etnia, razza e religione

Il Consiglio nazionale della FISH (Federazione italiana superamento handicap) ha deliberato la propria posizione di sostegno al disegno di Legge Zan, attualmente in discussione alla commissione giustizia del Senato. Come è noto, il testo prevede l’estensione dell’ambito di applicazione delle sanzioni già previste dalla Legge Mancino, che già puniva gli atteggiamenti e i comportamenti discriminatori relativi all’etnia, alla razza e alla religione.

Il DDL Zan, estende le fattispecie da sanzionare anche alle discriminazioni relative all’identità di genere, al sesso, all’orientamento sessuale e, appunto, alla stessa disabilità. Le persone con disabilità sono ugualmente esposte a insulti e disprezzo che si traducono spesso in comportamenti discriminatori originati da pregiudizi e stereotipi. Gli episodi vanno dai maltrattamenti alle violenze in alcune RSA, al bullismo e al cyberbullismo nelle scuole, alla sosta vietata delle autovetture negli spazi riservati, come rilevato dall’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori (Oscad) che nel gennaio 2021 ha pubblicato un dossier dal titolo “L’odio contro le persone disabili”.

Inoltre, nel caso delle persone con disabilità, ci troviamo di fronte a discriminazioni multiple, perché la stessa donna o lo stesso uomo può subire, ulteriori atti discriminatori inerenti al genere, all’etnia, all’orientamento sessuale o altre caratteristiche.

Il Consiglio nazionale della FISH ricorda che "già nel 2017 la Commissione parlamentare Joe Cox contro i crimini d’odio aveva lanciato l’allarme sul fatto che le persone con disabilità, come in generale tutti coloro che presentano qualche tipo di fragilità visibile, risultavano anche le più vulnerabili ad aggressioni fisiche". Non soltanto. "La Commissione aveva avvertito che nel linguaggio comune l’attributo di una disabilità fisica o mentale è utilizzato frequentemente come un insulto e questo fatto pone le persone con disabilità in una situazione di difficoltà e inferiorità, in quanto percepiscono che nell’opinione comune avere una disabilità è un attributo negativo sul piano della valutazione sociale. Ciò vale per tutti i tipi di disabilità, ma soprattutto per quelle di tipo psichico o mentale".

Già da diversi anni FISH ribadisce che l’Italia è ancora troppo lontana dal riconoscere pari opportunità e stessa cittadinanza ai diritti delle persone con disabilità e, allo stesso tempo, è un luogo in cui il concetto e la definizione di disabilità "quale risultato dell’interazione tra persone con menomazioni e barriere comportamentali e ambientali che impediscono la piena partecipazione alla società sulla base di uguaglianza con gli altri", fatica ad affermarsi.

Per questo servono leggi, norme, ma anche risorse investite in maniera adeguata. Serve anche creare consapevolezza tra le persone contro i crimini d’odio, serve una strategia per il contrasto alle discriminazioni verso le persone con disabilità. In altre parole, c’è bisogno di una autentica operazione culturale per garantire realmente l’inclusione e le pari opportunità nel nostro Paese.

La FISH ribadisce la necessità di approntare strumenti statistici che vadano oltre l’aspetto sanitario e valutino il reale livello di partecipazione e di inclusione delle persone con disabilità, ivi compresi i crimini d’odio. E dunque, oltre le norme sanzionatorie, la FISH ritiene necessaria una politica della prevenzione, che stimoli l’educazione al rispetto per l’altro. E, in questo senso, una vasta opera di sensibilizzazione presso l’opinione pubblica e la società civile, in tutti i luoghi dove si fa comunità e aggregazione sociale. 

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