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06/02/2017

Persone con disabilitą, non "tasse"

Un lungo articolo pubblicato dal quotidiano "La Veritą" riporta gravi errori sul tema dell'inserimento lavorativo. La lettera aperta di LEDHA.

In risposta a un articolo dal titolo "I disabili trasformati in tassa", pubblicato lo scorso 29 gennaio dal quotidiano "La Verità" LEDHA - Lega per i diritti delle persone con disabilità ha inviato la seguente lettera aperta al direttore della testata, Maurizio Belpietro.

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Gentile direttore, buongiorno

Con profondo dispiacere abbiamo letto l'articolo dal titolo “I disabili trasformati in tassa”, pubblicato sul vostro quotidiano in data 29 gennaio 2017, a firma del giornalista Claudio Antonelli. Nel sommario si aggiunge: “Il Jobs act di Renzi scarica il welfare sui privati: da febbraio le 100.000 aziende che contano tra i 15 e i 35 dipendenti obbligate ad assumere un handicappato”. Nell'articolo sono contenute diverse inesattezze e gravi imprecisioni sul tema.

La prima, e di certo non indipendente da stereotipi, riguarda l'uso delle parole dal momento che nel 2017 siamo ancora obbligati a ribadire un concetto che oramai credevamo assodato: usare il termine “handicappato” per riferirsi a una persona con disabilità è sbagliato. E non per un presunto amore del politically correct. Ma perché la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità (ratificata dal Governo Italiano e quindi legge dello Stato) ci dice chiaramente che stiamo parlando di persone.  Di uomini, donne, bambini, studenti, sportivi e – in questo caso – lavoratori.... con disabilità. L’uso del termine “handicappato” o “disabile” fa coincidere la parte con il tutto, annullando una persona e tutte le sue caratteristiche in una sola: la sua disabilità.

In secondo luogo, dobbiamo sottolineare l'altrettanto ingeneroso attacco del pezzo: “Trasformare i disabili in una tassa e a scaricare sulle aziende quello che dovrebbe essere un sacrosanto dovere pubblico”. Qui il giornalista dimostra di non conoscere l’ordinamento giuridico italiano perché l’inclusione lavorativa per le persone con disabilità è sancita da una legge dello Stato (legge numero 68/99), rappresenta un diritto e non – come erroneamente suggerisce l'articolo – una forma di assistenza. Che è cosa profondamente diversa.

Equiparare l’assunzione delle persone con disabilità o le multe che l’azienda deve pagare in caso di mancata assunzione a un mero strumento messo in atto dallo Stato per fare cassa, oltre a essere offensivo, significa non aver compreso lo spirito della legge sull'inclusione lavorativa. Perché proprio attraverso il lavoro le persone con disabilità possono emanciparsi, diventare soggetti attivi, produttori di reddito e persino contribuenti.

Il pezzo poi contiene varie inesattezze:

  • La modifica introdotta dal “Jobs act” alla legge 68/99 è minima e ampiamente annunciata. Di fatto, dal 1° gennaio 2017, anche le aziende che impiegano tra i 15 e 35 dipendenti (come già avviene in tutte le altre aziende con più di 35 dipendenti) hanno l'obbligo di assumere, entro 60 giorni, una persona con disabilità.

  • La chiamata non avviene mai su base numerica, ma si tratta sempre di chiamata nominale. L’azienda può scegliere la persona con disabilità che vuole assumere.

  • L'autore dell'articolo si è poi dimenticato di spiegare che esistono tutta una serie di strumenti (tra cui quelli previsti dall'articolo 11 della legge 68/99 e dalla D.Lgs. 276/03 attuazione L.30/03 Legge Biagi) che permettono alle aziende di avviare un percorso formativo in collaborazione con enti qualificati per costruire un percorso di integrazione e inserimento lavorativo realmente efficace per la persona con disabilità.

  • Le multe che vengono pagate dalle aziende non finiscono in un calderone indistinto. Ma confluiscono nei fondi regionali per l'integrazione lavorativa delle persone con disabilità. Risorse con cui vengono finanziate politiche proattive di inserimento lavorativo (formazione, accompagnamento, ….).

  • Il costo del lavoro per l'assunzione di una persona con disabilità sia identico a quello che la stessa deve affrontare per assumere qualsiasi altro lavoratore.

Dalla lettura dell'articolo del dott. Antonelli traspare un forte pre-giudizio. Ovvero l'idea che l'assunzione di una persona con disabilità sia un impiccio, un peso morto. Un costo extra per un'azienda che invece dovrebbe dedicarsi a produrre e a far lavorare (gli altri). Da qui l'equazione “disabilità = tassa” senza considerare che in Italia il tasso di disoccupazione delle persone con disabilità è superiore al 50%.

Ci rendiamo conto che la normativa in materia di inserimento lavorativo per le persone con disabilità è complicata, non di facile comprensione per chi – per la prima volta – si avvicina a questi temi. Come LEDHA – Lega per i diritti delle persone con disabilità siamo disponibili a darvi tutte le informazioni necessarie ogni volta che avrete bisogno.

 

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