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11/02/2013

Scuola: la Direttiva sui Bisogni Educativi Speciali non convince

Morra e Spallino di LEDHAscuola commentano la Direttiva MIUR: benvenuta la tecnologia, ma è la presa in carico che fa la differenza

 

Con la Direttiva sui B.E.S. del 27/12/2012 "Strumenti di intervento per alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l'inclusione scolastica", il Ministero dell'Istruzione prende atto della complessità di esigenze educative e didattiche vissute oggi dal mondo della scuola.
Secondo le stime dell'Istituto Superiore della Sanità, senza tener conto di altre condizioni, quali lo svantaggio socio-culturale e gli alunni stranieri non nati in Italia, gli allievi con disabilità, con DSA, borderline e ADHD costituiscono nell'insieme il 9-10% della popolazione scolastica italiana.

La Direttiva Ministeriale, nella prima Parte, illustra i Bisogni Educativi Speciali che chiedono di essere soddisfatti in una scuola, qual è la nostra, che da oltre trent'anni è punto di riferimento per le politiche di inclusione in Europa e non solo.

La seconda Parte della Direttiva propone soluzioni che paiono decisamente poco convincenti e che, come già osservato da Salvatore Nocera, sollevano inevitabili dubbi.
La Direttiva non fa riferimento alcuno, ad esempio, alla certificazione dei BES, esclusi gli alunni con disabilità e DSA, pur specificando la necessità di un Piano Didattico Personalizzato, con eventuale ricorso alle misure compensative e dispensative ex Legge 170/2010. Ci si chiede quindi su che base i Consigli di Classe attiveranno tali risorse, in assenza di documentazione clinica certa.

Pur apprezzando la necessità, sottolineata dalla Normativa, di una presa in carico collegiale degli alunni con Bisogni Educativi Speciali, sorge qualche perplessità sull'attivazione e realizzazione di un percorso educativo-didattico efficacemente inclusivo da parte dei docenti, senza alcuna formazione iniziale e in itinere.

Il modello di presa in carico degli alunni con DSA, con la Direttiva in esame, è da applicarsi a tutti i BES, alunni con disabilità inclusi: oltre a valorizzare la presa in carico da parte anche degli insegnanti di classe, il Documento sottolinea l'esigenza di un approccio più "educativo" che clinico, che faccia superare l'identificazione degli alunni con disabilità con il loro deficit e secondo la loro certificazione, anche alla luce del modello diagnostico ICF dell'OMS, che tiene conto dell'interazione fra le condizioni di salute e i fattori ambientali e personali. Ma quanti insegnanti conoscono, e applicano, l'ICF?

La seconda parte della Direttiva è dedicata ai CTS, Centri Territoriali di Supporto, deputati all'organizzazione territoriale dell'inclusione scolastica, che interagiscono con i GLH delle singole scuole, i GLH di rete o distrettuali, i Centri Territoriali per l'Integrazione (CTI/CTRH), i Glip provinciali e i Glir regionali. I CTS si doteranno di un'équipe di tre insegnanti curricolari e di sostegno, eventualmente affiancata da esperti, che forniranno agli insegnanti informazioni, formazione, consulenza sulle nuove tecnologie, oltre a un servizio di formazione, valorizzazione e diffusione di buone prassi, ricerca didattica e sperimentazione di nuovi ausili, estendendo nel tempo il loro intervento a tutto l'ambito della disabilità e dei disturbi evolutivi specifici.

E' pertanto intuibile lo spostamento di competenza dai CTI/CTRH ai CTS, in numero ben inferiore e previsti da soli atti amministrativi. E' lecito chiedersi come possano, nella pratica, tre sole persone svolgere tutto il lavoro previsto dalla Direttiva.

Resta inoltre da comprendere il futuro rapporto dei CTS con i GLHI, i GLIP e i GLIR. E con i CTRH, sempre che questi ultimi sopravvivano.

 

Una cosa è certa: l'inclusione degli alunni con Bisogni Educativi Speciali non può dirsi attuata se confinata alla dotazione di ausili e alla consulenza di esperti "su chiamata".

 

 

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